L’eliminazione dai Mondiali di calcio: i tre motivi del fallimento secondo Orazio Accomando.
Lo scorso mese avevo iniziato il mio editoriale ringraziando Simone per avermi coinvolto ed esaltando il progetto di Media Lab. Progetto. Una parola che racchiude un percorso, un viaggio, una destinazione da raggiungere, ma che nell’Italia del calcio richiama la più acuta forma di allergia che si manifesta praticamente ogni Primavera. Avrei voluto scriverlo di getto questo editoriale, ma sarebbe stato semplice e poco costruttivo far parlare la pancia piutto- sto che testa e cuore. L’argomento, come ormai avete capito, è l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Calcio. Non vi annoierò con commenti ormai superati o con soluzioni che tanto non saranno mai applicate. Ho deciso di racchiudere il mio editorial-pen- siero in tre punti: la batosta di Zenica, la crisi del calcio italiano, il confronto con gli alti sport.
La coscienza di Zenica
Con questa siamo a tre. Tre mancate qualificazioni dell’Italia ai Mondiali di calcio. Sarebbe un errore attribuire questo disastro esclusivamente alla partita in Bosnia, che ha semplicemente palesato che siamo ampiamente fuori, non dall’elite, ma dalla fascia medioalta delle Nazionali forti. Una volta facevamo paura al mondo. Oggi, nonostante i video social dicano altro, sperano tutti di incontrarci. Non abbiamo campioni, non abbiamo potenziali tali, non abbiamo idee e soluzioni. Ripeto, non voglio soffermarmi sul tecnico. Ci sarebbe tanto da scrivere. Dalle scelte di Gattuso, alle prestazioni di quelli che dovrebbero essere sulla carta i nostri giocatori più forti, fino alla scarsa personalità in occasione dei rigori. Il commento lo faccio parlandovi della Bosnia. Un campione lo aveva e chiaramente ci si è affidata, anche se sull’ultima torta di compleanno di Edin Dzeko c’erano 40 candeline. Perché l’età è solo un numero. Che secondo me non può e non deve condizionare. E infatti non hanno condizionato nemmeno il 2007 Alaj- begovic e nemmeno il 2005 Bajrakta- revic, stessa età del nostro Pio Esposito, troppo “giovane” per calciare il primo rigore. Siamo presuntuosi, forse lo siamo sempre stati, ma prima con un pizzico di ragione visti i successi, oggi perché? Si riparta da un progetto. Si fa il nome di Conte. Sarebbe ideale, a patto che accetti di stare 4/6 anni in Nazionale.
Crisi profonda
Non riguarda solo la Nazionale. Sarebbe sbagliato. Basta guardare i quarti di Champions League e lo spettacolo offerto dalle 8 partecipanti: 3 spagnole, 1 tedesca, 2 inglesi, 1 portoghese, 1 francese. Non abbiamo più le risorse economiche. Bella scusa. Troppo facile e troppo accomodante. Se non hai i soldi da 20 anni prima o poi devi trovare il modo per farli. Scopri talenti, vendi bene, acquisti meglio, valorizza settori giovanili, affidati alle idee. Tanto, se non vinciamo una Champions dal 2010 e se l’obiettivo è vincere lo scudetto delle meno peggio, il rischio possiamo correrlo. Anzi, dobbiamo correrlo. Il modello da imitare è quello del Como. Non mi riferisco (solo) alla Prima Squadra, per carità senza italiani oggi, ma mi riferisco soprattutto al settore giovanile: dalla Under 8 alla Prima Squadra l’idea è comune e oggi stanno lavorando per costruire i campioni del futuro. A differenza di tante big.
Quei dilettanti
Non possiamo non citare le gravi parole di Gravina, sul paragone tra il calcio (“è uno sport professionistico”) e gli altri sport (“che sono dilettantistici”). Ora detto che non è proprio cosi, ma se un Presidente, dopo otto anni di mandato e due mondiali falliti dice una roba del genere senza fare mea culpa, vuol dire che è l’esatto esempio di come va l’Italia e del perché non riusciamo a rialzarci. Gli altri sport, a differenza del calcio, hanno imparato dalle sconfitte e dai disastri. Prendete il tennis. Per anni, a livello maschile, abbiamo avuto il vuoto. Il più forte è stato Fognini che aveva vinto 1 Montecarlo e si era al massimo affacciato alla top 10 del Ranking. Oggi abbiamo un alieno che vince Wimbledon, Musetti, Cobolli, Darderi, Sonego e compagnia bella. Prendete il Volley. Anni e anni di mala politica e gestioni tecniche opinabili, oggi siamo campioni di tutto, di club e di Nazionale. Prendete i motori, che stanno particolarmente a cuore alla famiglia di Media Lab. Oggi abbiamo un Pilota di F1 che vince Gran Premi e sogna il Mondiale. A 19 anni. O la Moto GP, con Bagnaia e Bezzecchi seri candidati al titolo iridato. Insomma, qua di dilettante mi pare esser rimasto solo il movimento calcistico. Sperando che cambi. Senza slogan e con i fatti. Quelli che ci sono mancati per troppo tempo.
