Numeri da record, macchina organizzativa senza sbavature e l’orgoglio di un territorio: così CUS Salerno e UNISA chiudono la prima edizione italiana degli EUG.
Diciassette giorni di sport, oltre 4mila atleti, più di 170 università e 31 Paesi ospitati tra i campus di Fisciano e Baronissi: gli EUG Salerno 2026 chiudono con un bilancio che va oltre i numeri, pur straordinari.
A raccontare lo sforzo organizzativo è il Direttore Generale del CUS Salerno Michele Di Ruocco, che a Giochi in corso parlava di un vero miracolo reso possibile da oltre mille tra volontari e personale di UNISA e Adisurc, impegnati su 1500 partite e tredici discipline. Un lavoro di squadra confermato dal Presidente del CUS Lorenzo Lentini, che rivendicava grande orgoglio per una macchina capace di reggere l’urto di migliaia di atleti, indicando nella nuova impiantistica — padel, tennis, beach volley e pallamano — la vera eredità dei Giochi.
Sulla stessa linea il Direttore Generale di UNISA Gianluca Basile, alla guida della struttura da sei mesi, che ha elogiato il lavoro dei funzionari dell’Ateneo, mai prima coinvolti in un evento così complesso ma sempre centrati, parlando di un’università all’avanguardia.
Parole confermate nella cerimonia di chiusura in Piazza del Sapere, con la consegna della bandiera EUSA a Spalato, prossima sede dei Giochi. Il Rettore dell’Università di Salerno Virgilio D’Antonio ha sottolineato l’onore di aver ospitato migliaia di ragazzi da tutta Europa, uniti in un’unica grande comunità, lasciando una legacy fatta di un campus sempre più vivo, inclusivo e internazionale.
Accanto a lui Lentini, che dopo l’Universiade di Napoli 2019 ha rivendicato l’orgoglio di aver portato i Giochi al Sud, a Salerno: hanno «gareggiato con lealtà, vinto con umiltà, perso con onore, trasformando ogni campo in una festa».
Poi la promessa finale, simbolo di questa edizione: le luci dei Giochi si sono spente, ma la fiamma continuerà a brillare in tutti noi. «Passion Never Ends».
