Più di una vetrina sportiva: il debutto tricolore consacra il modello salernitano e riscrive i confini del movimento sportivo universitario europeo.
La prima edizione italiana degli European Universities Games va a referto con un bilancio che travalica l’agonismo, firmando il successo di un format che ha trasformato il territorio campano nel centro dello sport accademico continentale. L’ottava tappa della kermesse targata EUSA ha messo in fila numeri importanti: oltre 4.500 partecipanti, 400 squadre, circa 200 università e 31 Paesi, con oltre 1.400 incontri in 13 discipline.
La macchina organizzativa, sostenuta dalla sinergia tra Università di Salerno, CUS Salerno e ADISURC, ha gestito 1.750 posti letto, 3.000 pasti quotidiani e una rete di trasporti capace di affrontare picchi di 1.800 passeggeri. Le sole linee regolari hanno movimentato 17mila transiti con 400 corse giornaliere.
La manifestazione lascia inoltre una legacy da 23 milioni di euro, con 10 milioni stanziati dall’Università di Salerno e 13 dalla Regione Campania, che hanno permesso di rigenerare o realizzare oltre 30 impianti tra le province di Salerno e Avellino. Fondamentale anche il contributo di 730 volontari e una copertura mediatica arrivata a 7,8 milioni di contatti potenziali, con 50mila contenuti multimediali e la riattivazione di UniSound Web Radio.
Mentre le delegazioni rientrano nei rispettivi Paesi e la bandiera EUSA passa a Split, sede croata dell’edizione 2028, Salerno 2026 va in archivio con 114 podi assegnati e un’eredità che va oltre lo sport. L’evento ha dimostrato la capacità del Mezzogiorno universitario di gestire grandi volumi di traffico, accoglienza internazionale e organizzazione, trasformando un torneo universitario in un importante asset culturale e territoriale.
