Da Second a First

La vittoria degli eterni secondi: il primo Slam di Zverev, l’Arsenal di Arteta, il ritorno dei New York Knicks e…

Quante volte nella vita abbiamo sentito parlare di eterni secondi? Di quelli tanto bravi, belli, simpatici, ma mai vincenti. Di quelli a cui si dà il contentino del percorso e del “c’eri quasi”. Di quelli che, onestamente, ne hanno sempre avuto abbastanza di questi complimenti da contorno. Però, ragazzi, credetemi: la vita è una ruota che gira e prima o poi, se insisti, insisti, il secondo può diventare primo. Non diventa. Non c’è matematica e non c’è logica. Ma può accadere e, quando avviene, è bellissimo.

Io l’ho vissuta personalmente, quella sensazione. E quando senti “We Are the Champions”, ti porti dietro anni e anni di applausi fatti agli altri. Ma non sono qui per parlare di me. Sono qui per fare il punto su quante storie meravigliose ci ha regalato il mondo dello sport nell’ultimo mese. Gli eterni secondi che, finalmente, per una volta, sono arrivati primi.

Parto da Alexander Zverev. Parto da lui perché i più attenti ricorderanno le mie previsioni del mese scorso. Tutte sbagliate, tranne una, che però, onestamente, era la più complicata: Jannik Sinner non vincerà il Roland Garros. Ancora oggi ti chiedo scusa, Jannik.

Tornando al tedesco, il numero 3 al mondo, alle spalle di quei due lì che sembrano fare un altro sport. Davvero sfortunato, Zverev. Chiudete gli occhi e immaginate di essere un grande talento che inizia quando il mondo del tennis ha, a ruota, tre padroni: Federer, Nadal e Djokovic. Immaginate di crescere quando Nole macina record su record. E ora immaginate anche di arrivare alla soglia dei 30 anni avendo come avversari i due più grandi talenti di questa generazione.

Era stato solo una volta primo, il tedesco. Estate 2021, Tokyo. Zverev supera Novak Djokovic in semifinale alle Olimpiadi. Gioca la finale con la certezza di una medaglia comunque storica per il suo Paese. Supera Karen Chačanov in due set, vincendo la prima medaglia d’oro di un tennista tedesco alle Olimpiadi. Aveva perso tre finali Slam e sette volte era uscito sconfitto in semifinale. A Parigi gli astri si sono allineati. E poco importa se Alcaraz era fuori e se Sinner ha salutato al secondo turno per i problemi che conosciamo: nella testa di Zverev, questo successo è molto più di una semplice vittoria.

Ora sono curioso, perché il tedesco si è tolto di dosso la pressione di non aver ancora vinto uno Slam, che spesso lo ha condizionato nei momenti decisivi. Wimbledon è alle porte, ma scusaci, Sascha, se non faremo il tifo per te.

Parigi mi fa pensare al PSG, che ha vinto la seconda Champions League consecutiva. Non parleremo degli invincibili di Luis Enrique, ma di chi ha perso quella finale: gli eterni secondi del calcio, l’Arsenal. Il cannone ha fatto bang, dopo un’attesa lunga 22 anni. Dagli Invincibili di Wenger agli uomini di Arteta. Quanta fatica per questo titolo. Sembrava il solito déjà-vu degli ultimi anni: l’Arsenal bello e divertente per sei mesi, che diventa brutto e battibile nelle ultime settimane, quando subisce il sorpasso del City.

Quest’anno no. Quest’anno ha vinto l’Arsenal, che si è portato a casa il 14° titolo della sua storia. Con un allenatore che rappresenta appieno quell’etichetta di eterno secondo. Tre volte secondo, Arteta, che anche in carriera ha spesso dovuto fare i complimenti agli avversari. Ora sì, il cerchio si è chiuso. Nel modo più giusto.

Non possiamo non citare i New York Knicks. Campioni NBA dopo un’attesa di 53 anni e due Finals perse nel 1994 e nel 1999. Una vittoria contro ogni pronostico, dopo una regular season chiusa al terzo posto e una serie di playoff sempre in crescendo.

Dal 1973 a oggi ci sono padri e figli che hanno atteso una vita intera questo momento. Una vita. Passata tra gli spalti del Madison Square Garden. Da second a first, perché la vita ci dà sempre una seconda possibilità e, prima o poi, ognuno di noi la sfrutterà.

Giochino rapido prima di chiudere. Serve una quarta squadra a completare questo quadro ricco di storia ed emozioni. E allora, vi dico la mia: l’Inghilterra vincerà il Mondiale.

23/06/2026
A cura di Orazio Accomando
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