Milano-Cortina il record che parla al cuore

Trenta medaglie e un’Olimpiade che va oltre i numeri: imprese, cadute e rinascite.

Nell’editoriale di questo mese non posso non concentrare i miei pensieri sulle emozioni di Milano-Cortina.

È stata un’edizione da record. E non solo per le 30 medaglie, che ci hanno permesso di frantumare il primato invernale delle 20 conquistate a Lillehammer 1994, ma soprattutto per le storie che ruotano attorno a un cerchio di metallo.

Prendete come esempio Federica Brignone. Anzi, prendetela come esempio nella vita. Perché, se ti distruggi una gamba, il rischio più grande non è soltanto quello di non arrivare pronta alle Olimpiadi dieci mesi dopo, ma forse anche quello di non camminare più. Ora lo sappiamo tutti: io che scrivo e voi che leggete. Tra un mese il ricordo di queste emozioni andrà via via scemando. È così, perché siamo vittime – o forse carnefici – di un mondo che corre troppo veloce, con i social a fare da slittino verso nuove storie da commentare.

Ecco allora il mio invito, quasi una missione: una volta al mese andiamo a rivedere ciò che ha fatto Federica Brignone. Solo i fuoriclasse possono compiere imprese simili. Un termine che oggi si usa troppo spesso anche per definire chi, in fondo, è semplicemente bravo. Ma “fuoriclasse” significa andare oltre. Essere fuori da ogni categoria. Federica Brignone era già nella storia dello sport, essendo una delle più grandi sciatrici italiane di sempre. A Milano-Cortina, davanti al suo pubblico, si è guadagnata qualcosa di ancora più grande: lo status di leggenda. Grazie, Fede, per quello che è stato e per quello che sarà.

La seconda fotografia la dedico ad Arianna Fontana. Non sarà la persona più simpatica del mondo – almeno così raccontano alcuni compagni di squadra – ma, del resto, i vostri colleghi vi stanno tutti simpatici? Forse non la vedremo protagonista in un programma di barzellette, ma da quest’anno guarderà tutti gli olimpionici italiani dall’alto di un primato straordinario: 14 medaglie olimpiche, superando Edoardo Mangiarotti e un record che resisteva da sessant’anni.

La terza fotografia è quella di Federico Tomasoni. Un anno e mezzo fa ha perso la compagna, Matilde Lorenzi, sciatrice di enorme talento che ci ha lasciati troppo presto. A Cortina le ha dedicato la sua medaglia d’argento. Non credo nel destino e nemmeno nella mistica. Sono credente, questo sì. E mi piace pensare che, da lassù, Matilde abbia dato una piccola spinta a Federico poco prima del traguardo.

Che cosa ci insegna questa storia? Che l’amore, almeno quello vero, non muore mai.

Un ultimo pensiero vorrei dedicarlo alle Paralimpiadi. Mi sarebbe piaciuto vedere un’attenzione maggiore nei confronti di quegli atleti che sono grandi e immensi prima ancora delle medaglie che conquistano. Non è ipocrisia, né falso perbenismo. È semplicemente la convinzione che alle Paralimpiadi non esistano sconfitte.

04/03/2026
A cura di Orazio Accomando
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